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"devi concentrarti sugli stranieri che incontri e cercare di comprenderli. più riesci a capire uno straniero, maggiore è la tua conoscenza di te stessa".

(jasmina, nonna di fatema mernissi, sociologa marocchina, università di rabat - fonte: comunicate.ilcannocchiale.it)
            

                     

                                                           
    

...Noi fummo i gattopardi, i leoni.
Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene.
E tutti quanti: gattopardi, leoni, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra...
Il principe don Fabrizio di Salina, nel Gattopardo di Luchino Visconti


Il tempo interiore, che è poi il tempo dell’anima che pensa, che sente, che riflette, che soffre, che ama senza limiti di tempo, è stato infatti tutto bruciato dal tempo esteriore delle cose da "fare", a cui l´orologio, incalzante e ossessivo, assegna il suo tempo senza qualità.
Umberto Galimberti

Democrazia è libertà, ma libertà è informazione: conoscere è l'unico modo per non cadere vittime di giochi invisibili, ma molto pesanti
Massimo Cacciari, intervista a Paese Nuovo, 5 giugno 2005


Alla fine di questa giornata
rimane ciò che è rimasto di ieri
e ciò che rimarrà di domani:
l'ansia insaziabile e molteplice dell'essere sempre
la stessa persona e un'altra.
F. Pessoa, da Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares



        
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23 giugno 2008

venghino signori, venghino, nel salento c'è premi per tutti


 

nel salento è tempo di premi. come per ogni terra che si rispetti, qui in italia. ce ne sono tutto l’anno, ma quelli di questo periodo sono tra i più famosi. mano male che pochi mi leggono, altrimenti quelli che trascuro si adonterebbero immediatamente.

nelle scorse settimane il premio barocco, quello che milioni di italiani hanno visto su rai1. naturalmente glielo hanno dato anche al papa, ma sono andati a portarglielo, lui non è venuto sul palco leccese presentato da frizzi (frizzi il presentatore…). l’elenco dei premiati con il barocco, negli anni, è interminabile. per semplicità, fate l’elenco di tutti i personaggi dello spettacolo che conoscete e…state tranquilli, hanno ricevuto il loro premio salentino.

 

è alla quinta edizione “il sallentino” (sì doppia elle, per non confondersi). il prof. ing. domenico laforgia, magnifico rettore, è il presidente del comitato d’onore e di garanzia. capite che si fa sul serio. il premio viene conferito a settembre, durante la settimana di cultura salentina ed euromediterranea, ma quest’anno c’è una “anteprima oltre oceano”. lo apprendiamo da un ricco preciso volantino. dunque. il “riconoscimento d’onore 2008” va a “sua eccellenza giovanni castellaneta ambasciatore italiano in usa”. domani, proprio domani, festa onomastica del premiato “a Washington, una delegazione con la rappresentanza istituzionale delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto” consegnerà il premio, conferitogli “per il suo prezioso impegno nella promozione del Sistema Italia negli USA, nostro fondamentale partner commerciale e per i costanti rapporti che intrattiene con la comunità italiana e con quella di origine italiana” (cioè, perché fa il suo dovere di ambasciatore). il volantino ci ricorda che “Sua eccellenza Giovanni Castellaneta, che ha avuto il PREMIO MIAMI 2005 ed è stato insignito della LEGION d’ONORE dal presidente francese Jacques Chirac, si è detto orgoglioso di ricevere l’ambito Riconoscimento conferitogli dalla Terra d’Otranto e ha lasciato intendere che quasi certamente interverrà all’esposizione dell’Evento”. “esposizione dell’Evento”? oddio, quale Evento sarà esposto? vuol dire che si degnerà di ricevere proprio nelle sue auguste mani il premio? oppure vorrà dire che si degnerà di venire a lecce a settembre? che angoscia non capire… però ci rassicura un’ultima notizia: “Oltre la documentazione di rito, la delegazione consegnerà all’importante Diplomatico una missiva del Sindaco di Lecce, Dott. Paolo Perrone e una del Presidente della Camera di Commercio, Dott. Alfredo Prete. I due autorevoli rappresentanti istituzionali del nostro territorio esprimono all’Ambasciatore Castellaneta il loro piacere e la loro approvazione per l’esclusivo conferimento, con l’augurio di poterlo incontrare di persona a Lecce in occasione della Settimana della Cultura Salentina ed Euromediterranea”. l’eccellentissimo ambasciatore sarà profondamente commosso nel ricevere le lettere di perrone e prete, senza dubbio. ma se deve venire a lecce, che bisogno c’è di raggiungerlo domani oltre oceano? la “delegazione con la rappresentanza istituzionale delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto” si è recata apposta oltre oceano? ah. quanto è grande e generoso il nostro salento…

 

nei prossimi giorni ci sarà il premio apollonio, consegnato a giuliano sangiorgi dei negramaro durante una serata condotta da serena dandini con marcorè.


c’erano anche premi più seri, il premio salento, dedicato alle arti letterarie, che si era perso nel tempo, è stato riesumato felicemente qualche anno fa e pare sia stato altrettanto felicemente ri-sepolto.


e infine c’è per fortuna il premio “l’olio della poesia”, che vede ogni anno nel paesino di serrano un poeta famoso premiato con un quintale d’olio e con un soggiorno ad otranto, e però con l’obbligo di comporre qualcosa appositamente per l’occasione...attendiamo di sapere chi ci farà per qualche ora felici quest’anno.  è il premio apparentemente più modesto, ma certamente il più vivo e più vero.

 




4 giugno 2008

residui del passato e amarezze (meno male per la cucina salentina!)


il lecce ha vinto, meno male. è stato simpatico sentire i commenti su telerama e studio100, quelli sconsolati durante la partita per la tattica del nostro allenatore, sballatissima, e i commenti del post partita. simpatico anche notare lo sforzo di alcuni consiglieri comunali per farsi inquadrare e intervistare e dire la frase più spiritosa...
                                                      * * *
adesso aspettiamo il premio barocco. le tv locali ci hanno rivelato che frizzi è già arrivato sin da ieri ed ha subito assaggiato e grandemente apprezzato la cucina salentina... meno male anche qui, eravamo preoccupatissimi che non assaggiasse e non apprezzasse... per qualche giorno saremo tormentati dalle dive e dagli abiti e da tutti i relativi codazzi. particolarmente trepidanti per il personaggio misterioso, un grandissimo nome della cultura che illuminerà il salento, un nome tenuto segreto dal patron del premio. speriamo di farcela sino a venerdì sera...
                                                      * * *
cambio argomento, ma non troppo, che sempre di spettacolo sembrerebbe trattarsi, ed invece è una cosa seria. non sopporto più gli universitari dell'udu e soprattutto quelli che li fomentano, quelli che sino a ieri erano pappa e ciccia con il vecchio rettore indagato, quelli che sono riusciti ad ottenere un contratto di insegnamento di "legislazione sindacale" per il segretario della cgil, quelli che passa il tempo e non si laureano mai, quelli che parlano come politicanti consumati...
ecco cosa ha scritto il professore raffaele de giorgi su quotidiano dell'altro giorno. parole e pensieri amarissimi. sui quali dovrebbero riflettere certi illustri professionisti del giovanilismo qualunquista, ammantati di autorevolezza stantia...

 

Residui del passato e paura del futuro

di Raffaele De Giorgi


Una proposta di adeguamento dei contributi che pagano gli studenti, attualmente fermi ai livelli di dieci anni fa; il tentativo di demotivare la permanenza formale nell’Università di quanti per anni vi stazionano senza concludere la carriera; il progetto di stabilizzare i precari dell’Università secondo criteri di selettività che permettano di accertare le reali competenze, riconoscendo il valore del lavoro svolto, senza però escludere l’accesso di altre competenze qualora dovessero risultare più qualificate. Anche qui proporzionalità e valutazione del merito sono tentativi avviati dal Rettore dell’Università del Salento, finalizzati al recupero di disponibilità finanziarie da ridestinare alla prestazione di servizi agli studenti; orientati alla attivazione di criteri di motivazione alla frequenza in corso, alla conclusione rapida della carriera, al contenimento degli effetti dannosi della dispersione universitaria. Sono tentativi di utilizzare gli spazi discrezionali che il legislatore appena passato affidava all’amministrazione Universitaria perchè si riducesse la precarietà del lavoro precario: spazi che l’Università ritiene di dover utilizzare coniugando riconoscimento e selettività.
Si direbbe: normale amministrazione. E infatti, si tratta di una amministrazione normale. Eppure, i toni, il linguaggio, gli atteggiamenti che sono emersi in questi giorni lasciano temere che la normalità sia un problema. Vediamone i termini. Forse potremo capire perché ciò che sembra normale può diventare impossibile. Prima di tutto gli studenti. E’ possibile che, per quanto irrisorio, l’incremento del contributo richiesto ai fini dell’adeguamento costituisca per alcuni un peso. E allora, perché non aprire un dibattito civile sui modi di far gravare il peso su coloro che hanno disponibilità per sostenerlo? Perché non discutere dei modi di una corretta distribuzione dell’onere attraverso intensificati accertamenti dell’evasione o delle inattendibilità immanenti alle autocertificazioni? Perché arroccarsi sulla prospettiva di una proletarizzazione dell’università e non aprirsi piuttosto alla ragionevole prospettiva di una università che funzioni come organizzazione complessa di prestazioni differenti, le quali costano e quindi richiedono mezzi finanziari che, si può giustamente pretendere siano distribuiti secondo le forze accertate di ogni studente? E ancora: perché hanno perduto gli studenti una prima opportunità di discutere sulle modalità di utilizzazione delle risorse che dovrebbero essere reperite e di porre condizioni razionali perché la loro utilizzazione premiasse e incentivasse il merito e sostenesse il bisogno? E perché hanno perduto gli studenti l’opportunità di discutere sulle modalità di demotivare il demerito, cioè quella specie di abusivismo edilizio che sono i fuoricorso in servizio permanente effettivo? E l’opportunità di discutere sulle cause che generano invece lo stesso status del fuoricorso: quello status la cui insorgenza misure e interventi intelligenti potrebbero impedire o del quale si potrebbe tempestivamente trattare la degenerazione in una patologia dei tempi infiniti?
Mi chiedo perché gli studenti hanno scelto una insensata opposizione ad una possibile razionalità civilizzatrice della loro università e si sono chiusi nella circolarità autoriproduttiva di una rappresentazione dell’Università di tipo nazionalpopolare, proletarizzata, di periferia? Dicono che il Rettore abbia rifiutato il dialogo. Ma se gli studenti hanno adottato il linguaggio populista dell’ancien régime, ne hanno sublimato la demagogia e la minacciosità del ricatto, si sono lasciati infiammare dalla reazione conservatrice – se hanno ceduto a questo scenario, su cosa potevano dialogare? Si discute su questioni: e il populismo non è una questione. Si discute su prospettive che si condensano su temi: e il populismo su cui gli studenti hanno fatto scrosciare i loro applausi non è un tema, è la semantica di una lucida perversione del potere.
E poi i sindacati. Incapaci di trovare una collocazione fornita di senso all’interno di una organizzazione complessa come l’Università, operano come gruppi del privilegio e della concomitante esclusione. Di volta in volta: dell’esclusione reciproca o di quella degli altri. Essi oscillano continuamente tra la semantica incendiaria di un linguaggio volgar-corporativo e la sublimazione dell’interesse generale. Vuoto quanto privo di senso. Ma se i precari – e i sindacati sanno bene come si diventava precari – hanno acquisito competenze così imponenti da meritare l’assunzione a tempo indeterminato per sé e, come generalmente accade, per i propri figli, perché non potrebbero accettare una prova selettiva dalla quale uscirebbero comunque vittoriosi di fronte ad una squalificata moltitudine di incapaci aspiranti? Che tristezza, che miseria, che cumulo di singoli interessi negli sgrammaticati proclami sindacali di questi giorni! Perché, mi chiedo, il sindacato, questo fossile dell’idea di se stesso, continua a non accorgersi che la sua funzione di reazione conservatrice opera come resistenza strutturale, come inerzia interna che impedisce ogni trasformazione evolutiva dell’organizzazione dell’Università? Perché, mi chiedo, anche le espressioni più intelligenti, quelle meno compromesse con l’ancien régime dell’Università e del mondo, si sottraggono a qualsiasi razionalità civilizzatrice? Sia chiaro: a qualsiasi possibilità d’espressione di una cosiffatta razionalità?
Si capisce, allora, perché nelle periferie è impossibile ciò che sarebbe normale altrove. Qui la casualità infinita, come avrebbe detto Hegel, si condensa, si unisce, si consolida in una magmatica  resistenza alla differenziazione, all’evoluzione, all’altro, al possibile, alla razionalità civilizzatrice. Qui la particolarità, l’accidentalità dilata il tempo, usa la retorica, si gonfia nel populismo, si compiace di sé come reazionaria conservazione. Qui il presente rischia sempre di scivolare sotto il fluido maleodorante del passato. Nelle periferie il futuro non può cominciare. Perché la cultura politica delle periferie è la cultura legnosa del manichino di legno che, nella Diatriba de amor frente un hombre sentado, sulla poltrona legge il giornale del giorno prima, mentre la razionalità di una donna gli racconta il dramma atroce di un matrimonio felice. Che è, come dire, il dolore e la pazienza del concetto. Per questo provo amarezza quando ascolto il linguaggio degli studenti.




 

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