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"devi concentrarti sugli stranieri che incontri e cercare di comprenderli. più riesci a capire uno straniero, maggiore è la tua conoscenza di te stessa".

(jasmina, nonna di fatema mernissi, sociologa marocchina, università di rabat - fonte: comunicate.ilcannocchiale.it)
            

                     

                                                           
    

...Noi fummo i gattopardi, i leoni.
Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene.
E tutti quanti: gattopardi, leoni, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra...
Il principe don Fabrizio di Salina, nel Gattopardo di Luchino Visconti


Il tempo interiore, che è poi il tempo dell’anima che pensa, che sente, che riflette, che soffre, che ama senza limiti di tempo, è stato infatti tutto bruciato dal tempo esteriore delle cose da "fare", a cui l´orologio, incalzante e ossessivo, assegna il suo tempo senza qualità.
Umberto Galimberti

Democrazia è libertà, ma libertà è informazione: conoscere è l'unico modo per non cadere vittime di giochi invisibili, ma molto pesanti
Massimo Cacciari, intervista a Paese Nuovo, 5 giugno 2005


Alla fine di questa giornata
rimane ciò che è rimasto di ieri
e ciò che rimarrà di domani:
l'ansia insaziabile e molteplice dell'essere sempre
la stessa persona e un'altra.
F. Pessoa, da Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares



        
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8 marzo 2010

alberto bisin (nfa) scrive a pier luigi bersani

 

dal sito noisefromamerika.org - qui trovate testo originale e commenti

Lettera aperta a Pier Luigi Bersani

di alberto bisin, 8 Marzo 2010
Con tutta la calma e il buon senso di cui sono capace.

Gentile Segretario,
non ci siamo mai conosciuti di persona, ma ci siamo parlati: l'anno scorso, lei era negli studi di Matrix da Mentana e io in collegamento dal tetto di un grattacielo a New York. Faceva un freddo cane là sopra, ma io avevo accettato con un certo entusiasmo di partecipare alla trasmissione proprio perché sapevo della sua presenza. I miei amici milanesi avevano spesso cantato le sue lodi e per quel poco di impressione indipendente che mi ero fatto, lei mi sembrava una persona seria, non insulsamente arrogante come D'Alema, né insostenibilmente leggera e post-moderna come Veltroni.

Fui un po' scoraggiato, ricordo, perché si parlava di economia, di crisi, e di Stati Uniti e lei prese una posizione francamente poco originale, di quelle che "troppo mercato fa male, l'avevamo detto noi" e, credo, di quelle che "meno male che adesso c'è Obama". Come vede non discuto la sostanza, troppo mercato fa certo male, specie troppo mercato nei posti sbagliati; e allora pensavo anch'io che Obama avrebbe fatto bene (o almeno non così male come sta facendo). Ma la forma mi era parsa proprio poco originale, un po' triste addirittura, una tiritera noiosa senza nessun tentativo di dire qualcosa di interessante e intelligente - tipo provare a discutere e definire dove e quando il mercato è "troppo". Mi rendo conto che Matrix non sia l'Accademia delle Scienze ma un po' meglio avrebbe forse potuto fare/apparire, con un ragionamento più compiuto invece che non con uno slogan in forma di pensiero.

Ma non è per questo che le scrivo, Segretario, ovviamente. Le scrivo perché da allora sono sempre più scoraggiato dal comportamento del suo partito (non posso dire che sia anche il mio, perché non sono iscritto, però, pur con tanti dubbi e strizzamenti di stomaco, ho sempre votato per la parte sinistra di quello che oggi è il PD).

Il mio scoraggiamento è dovuto essenzialmente al fatto che non esistete. Non esistete più: né superficialmente né profondamente. Nulla. Cercherò di spiegarmi.

Non esistete sui media. Semplicemente non vi si sente più: si sente Di Pietro, si sente Santoro, si sente Travaglio, ma voi proprio non vi si sente più. Se mi si chiedesse qual è l'ultima volta che ricordo il PD con una posizione su stampa e telegiornali, risponderei: "la figuraccia di D'Alema in Puglia". Lei dirà che io non sono attento, che l'Amerika è lontana, ma le assicuro che non è così. Lei dirà che la stampa e i telegiornali sono in mano alla destra, e ha ragione, ma lo sono da anni. Il vostro silenzio, invece, si fa sempre più assordante (chiedo venia per il banale ed eccessivamente utilizzato ossimoro). Anche l'Unità parla sottovoce; si sente solo il Fatto (che fortunatamente non è affatto stonato - fanno frangia, intelligente, ma frangia, come Di Pietro - non spetta a loro produrre idee e persone di governo).

Non esistete in campagna elettorale. Il paese è in ginocchio. Il PdL sta affrontando un momento drammatico, travolto da un polverone giudiziario di grosse dimensioni (e soprattutto al cuore del loro simbolismo - il "partito del fare" e la Protezione Civile, le grandi opere e la corruzione), travolto anche dalla sua stessa incompetenza nella presentazione delle liste (ancora una volta, il "partito del fare"), ... Se c'è stato un momento per un segnale di serietà, di onestà, di competenza da parte vostra nella composizione delle liste, era in queste elezioni. E voi? Non dico che non ci sia stato il segnale, dico che non l'ho visto (e l'ho cercato, le assicuro). La prego, segretario, batta un colpo. Dica qualcosa, c'è ancora tempo. Dica per esempio che in Campania il comitato di potere di Bassolino è stato sconfitto, che tutta la sua gente sta disperatamente cercando lavoro. Perché io ho sentito solo Berlusconi dire "Basta ai corrotti nelle liste", ho sentito Di Pietro, ovviamente, dirlo e ripeterlo. Ma il primo bara, e il secondo urla e fa anche bene il suo lavoro. Il PD però conta, il PD è partito di governo, e lo spazio per farsi sentire l'ha/l'ha avuto, appunto attraverso le candidature.

Non esistete col cervello. Qual è la vostra analisi degli ultimi 15 anni di politica in Italia? Io non l'ho sentita, o quantomeno non ho sentito nulla di coerente. Mi permetto di suggerirle io un'analisi, chiedendole di smentirla, di argomentare che ho torto. L'analisi è molto semplice, persino (volutamente) semplicistica: il centro sinistra in Italia ha sviluppato la reputazione di essere il partito delle tasse (la reputazione è peraltro ben riposta). La destra, di conseguenza, riesce ad ottenere il voto di coloro che pagano troppe tasse e di coloro che non le pagano per niente (cioé di tutti i cittadini per cui le tasse hanno un posto rilevante tra le motivazioni di voto), senza fare assolutamente nulla, semplicemente dichiarando che faranno di tutto per abbassarle. Lei dirà che voi le tasse le volete solo far pagare agli evasori. E lo dirà con quel tono poco originale, un po' triste addirittura, che aveva usato da Mentana. Come se fosse ovvio. E lo è ovvio, se non fosse che se gli evasori pagassero le tasse, e quelli che le pagano adesso continuassero a pagarle, il paese sarebbe enormemente più asfissiato di quanto già non sia. Le parlo anche da economista, mi permetta.

Purtroppo, Berlusconi, che come Mourinho non è mica un pirla, ha capito tutto. Si rilegga la sua (di Berlusconi) dichiarazione di oggi, che prendo dal Corriere:

«La sinistra [...] ormai si è ammanettata a Di Pietro [...] vuole fare dell'Italia uno Stato di polizia dominato dall'oppressione tributaria [...]».

Gentile Segretario, mi spiace davvero ma il PD non regge la competizione politica sui media, non è riuscito a produrre liste serie (nonostante le difficoltà dell'avversario), ha una visione di politica economica che una grande parte del paese ritiene suicida (con ottime ragioni). Come non essere scoraggiati? Batta un colpo per favore. O si faccia da parte. Non come persona, come partito. Abbia il coraggio di dichiarare fallimento. Qualcosa dal fallimento nascerà.

Cordiali saluti

Alberto Bisin

P.S. E per favore, per favore, non dichiari vittoria se alla destra non riesce il cappotto.





scelgo qualche commento pubblicato sullo stesso sito.

L'analisi nel merito non mi trova molto distante, ma tende a confondere il problema della politica con quello della comunicazione politica.
Il problema politico è quello di elaborare una proposta politica nuova, ed in questo il PD subisce molto più l'influenza di Chiesa, Confindustria, Sindacato rispetto al PDL. E' l'altro lato della "pluralità di anime" di cui parla il segretario nelle interviste. Mi sembra ingeneroso parlare di cervello: Prodi aveva fatto una proposta politica di un certo successo, non era così stupida, c'era una visione di sistema. Oggi un segretario PD non può dire niente senza rischiare di perdere pezzi. Bisogna fargli capire che perdere qualche pezzo è conveniente se se ne acquistano altri. Ricordate il recente insuccesso di aver provocato IDV sul liberalismo? Questo è il problema: stimolarli a nuove proposte politiche non-corporative.
Cosa diversa è il problema della comunicazione politica e della riduzione, negli ultimi anni della politica a comunicazione. Non possiamo dare a Bersani la colpa di questo, anzi, forse Veltroni ha la colpa di aver ceduto a questa degenerazione. Brutto dire non esistete, riflette una superficialità molto berlusconiana.

Alberto,
considerazioni sensate e pertinenti. Da ex iscritto al PD posso dire che è tutto vero e forse anche peggio.
Sulla questione delle comunicazione, il PD imputa la sua inettitudine alla mancanza dei mezzi materiali di cui invece dispone il boss della cosca avversa. Sono cose vere: effettivamente il PD non ha potuto corrompere Craxi per avere una legge che salvasse le sue frequenze televisive (casomai ne avessero mai avute il PD) nè corrompere giudici per poter avere case editrici come la Mondadori. Ma il punto non è quello, o non è solo quello. Il punto fondamentale è che l'incapacità comunicativa del PD è un riflesso preciso dello stato confusionale in cui versa l'intero gruppo dirigente che non riesce a fare una sintesi che sia una delle varie posizioni. Se anche il PD avesse davvero i mezzi monetari e mediatici del capo-mandamento avverso non sarebbe comunque capaci di far passare un messaggio chiaro e condiviso, semplicemente perchè non ce l'hanno. Quanto poi alla gestione delle cose che possiedono, direi che tutto il PD difetta gravemente di una cultura sanamente imprenditoriale e manageriale...insomma, hanno l'Unità oberata di debiti, Botteghe Oscure vendute benchè fosse la sede storica. Ripeto non sono i mezzi materiali che mancano a quelli del PD, piuttosto mancano i mezzi cerebrali.
Sulla campagna elettorale faccio poi solo riferimento al caso di Roma. Ma voi avete visto per caso manifesti elettorali per la Bonino? Cosa c'entra con tutto il discorso? C'entra che il PD funziona così: se si prendono scelte che per il funzionariato del partito non si sarebbero dovute prendere, pur di dimostrare che loro sono capaci di fare il bello e cattivo tempo sono disposti anche a perdere, perchè le elezioni sono disposti pure a perderle ma quello che la classe dirgiente del PD non vuole proprio perdere è il potere di comandare nelle cose pubbliche a mezzo del controllo del partito. In Puglia vorrebbero vedere Vendola sconfitto: D'Alema non aspetta altro; sperano che la Bonino sia polverinizzata; in Sardegna un anno fa contro Soru hanno addirittura votato contro pur di far vincere la destra, perchè Soru era un outsider rispetto al loro (del PD) modo di concepire la politica e la sua lotta.
Non fanno poi un cazzo di autocritica. Dico Rutelli che è stato uno dei fondatori del PD, quello che ha fuso Margherita e DS esce e se ne va? Beh questi incapaci ingrigiti funzionari di partito non dicono nulla su come hanno condotto la costruzione del partito?
Io sono allibito. E dico di più. Dovessimo pure continuare con questo berlusconismo da tregenda io non ho nessuna intenzione di votare ancora questi cialtroni del PD. Non mi interessa dare le chiavi del paese a gente che non solo fa cazzate, ma non le riconosce come tali e sopratutto non ha la benchè minima idea di che cosa fare. Perchè il punto della mia riflessione è questo, con riferimento al commento da Parigi del lettore: su tutte le cose citate, che cosa vogliono fare quelli del PD? Sulle pensioni, la CGIL se ne può andare al diavolo o bisogna concertare fino allo sfinimento? Sui diritti dei gay la chiesa può andare all'inferno? Sulle liberalizzazioni, al primo accenno di critica di taxisti, farmacisti, notai ecc ecc, mandiamo la celere con i lacrimogeni? O continuamo a discutere fino a che non siamo morti tutti? Sull'università: il PD vuole spaccare tutto liberalizzando e abolendo il valore legale del titolo di studio, o preferisce continuare il petting con i baroni di merda che sono tutti notoriamente di sinistra, anti-mercato e anti-capitalisti?
Io non ho ancora capito il PD. Ma se continuano così finiranno presto nell'unico posto che spetta loro: l'obitorio della politica. Già le regionali si annunciano come un bel calcio in culo.


Da Bersani non mi sono mai aspettato niente di positivo. La sua elezione a Segretario e' stata pilotata da truppe cammellate sindacali e di apparato, con la stolida complicita' dei media che hanno incensato supposte "qualita'" (concretezza, linguaggio schietto, bonomia e via salmodiando). Certo non va taciuta la responsabilita' di chi ha votato alle primarie in buona fede. Essersi bevute queste litanie non li esime dalla responsabilita' di aver votato un candidato chiaramente inadeguato al compito. Il fallimento di Bersani e' soprattutto il fallimento di questi elettori.
Al tempo delle primarie avevo scritto un pezzo sulla candidatura Bersani. Per quello che vale, lo ripropongo come commento al post di Alberto.
Bersani ha affermato di essere il candidato di nessuno che accetta il contributo di tutti. E noi lo prendiamo in parola fornendo il nostro piccolo contributo. Non siamo sicuri che gli piacera’ ma se non altro sara’ chiaro e diretto.
Bersani al di la’ delle qualita’ personali, delle decantate capacita’ amministrative e dell’immagine bonaria e’ un candidato impresentabile, che finirebbe sbranato politicamente in una competizione elettorale con Berlusconi.
Piaccia o meno, Bersani incarna una stagione fallimentare di governo. La stagione dei governi della litigiosita’ permanente e dell’inconcludenza suprema. Come potrebbe un Bersani candidato alla carica di Presidente del Consiglio parlare di conflitto di interessi quando ha fatto parte di governi che non hanno affrontato la questione e hanno lasciato il paese in mano a Berlusconi? Come potrebbe Bersani parlare di monopolio televisivo e dell’indecenza dell’informazione RAI quando i governi di cui ha fatto parte hanno ignorato la questione? Come potrebbe parlare di riforme strutturali quando come titolare di un importante dicastero ha provato qualche timidissima, marginale e approssimativa riforma per calarsi le braghe dopo pochi giorni di fronte alle proteste di qualche migliaio di tassisti? Come farebbe a convincere gli elettori che lui e’ l’uomo giusto per combattere le lobbies che stanno distruggendo quell poco di economia sana che e’ rimasta in Italia?
Si potrebbe continuare per un pezzo con questi appunti, ma la questione cruciale da sottolineare e’ la dura regola della politica. Chi e’ identificato con macroscopici e ripetuti fallimenti politici (al di la’ delle responsabilita’ individuali e delle qualita’ personali) e’ destinato a perdere le elezioni e dovrebbe capirlo da solo. Per questo nei paesi seri quando una dirigenza politica viene sconfitta alle urne, rassegna le dimissioni e passa a vita privata. Nel PD, invece, piu’ si fanno disastri e piu’ ci sente destinati a orizzonti di gloria. Piu’ si perdono elezioni e piu’ ci si intestarisce a ricandidarsi. Piu’ fallimenti si collezionano piu’ si rafforzano le omerta’ e le patetiche accozzaglie di cacicchi per spartirsi gli scampoli di potere.
Il contributo che ci sentiamo di porgere al candidato Bersani e’ un consiglio a lasciar perdere: la sua stagione e’ finita da un pezzo. L‘ incapacita’ di accettare questa realta’, di vedere al di la’ dalle lusinghe dei sicofanti, non e’ solo un danno per il PD e per chi vorrebbe un’alternativa al berlusconismo. E’ un’irresponsabilita’ e un tradimento.




permalink | inviato da pinocomune il 8/3/2010 alle 17:52 | Versione per la stampa


 

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